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Leibniz

 


Leibniz fece del suo meglio per la pace tra le nazioni e le religioni, facendo di sé l'ideale dell'armonia universale che formò il codice di tutto il suo sistema filosofico. Aveva un rapporto complesso con il suo tempo, tra cui un'insoddisfazione per il meccanismo (allora dominante nella filosofia della scienza) e un forte coinvolgimento nella vita sociale, politica e culturale. Fin dalla tenera età, la sua curiosità intellettuale era diretta verso la filosofia, intesa come difendere la fede in Dio dalle tendenze atee, radicata nella scienza e nella filosofia moderne, e sostenere la spiegazione della natura senza Dio. Secondo Leibniz, la filosofia deve servire a rafforzare la credenza, ed è in difesa della credenza che si applica allo studio della natura, in particolare all'analisi della struttura del corpo.

 

Il suo approccio comunicativo filosofico intervenne per chiarire temi fondamentali del dibattito culturale dell'epoca (come il rapporto tra scienza e religione), e lo fece in francese, lingua dominante dell'epoca. Scrittore e assiduo frequentatore, dedicò la sua vita alla politica dell'epoca, lavorando a un programma di riconciliazione religiosa, presupposto per l'unificazione politica cui aspirava sotto il nuovo impero europeo. D'altra parte, sotto il disegno dell'universalismo e della riconciliazione, cercando di creare un linguaggio universale. Grazie ad esso, Leibniz sperava di superare l'equivoco tra gli apprendimenti dovuto all'ambiguità del linguaggio naturale. Nonostante lo spirito di riconciliazione ispirasse la sua attività e lo mettesse in contatto con i più importanti pensatori del suo tempo, gli ultimi anni della vita del filosofo furono tristi e difficili. Soffrì di gotta, fu costretto a dormire e morì da solo.

 

Gottfried Willheim von Leibniz (Lipsia 1646-Hannover in solitudine, 1716).  Leibniz, volto a dimostrare che tra la scienza e la metafisica non c'è contraddizione, bensì profonda unità; e che il nostro è il migliore dei mondi possibili.

 


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